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di Vito Schepisi


Diario


5 aprile 2011

Il sottosistema di potere della sanità pugliese ( II^ parte)



Una svolta di serietà nell’attività giudiziaria della Procura di Bari sulla questione Sanità, è arrivata con l’arrivo del nuovo procuratore di Bari. Spenti i fumogeni Tarantini e D’Addario e uscito dalla scena anche Berlusconi, che con la sanità pugliese non aveva evidentemente niente a che fare, la procura di Bari ipotizzava, per la sanità regionale, l’esistenza di una “cupola” di malaffare, gravata da pericolose infiltrazioni della malavita organizzata. In una conferenza stampa il Capo della Procura, Antonio Laudati, accennava ad ipotesi di concorso di più soggetti politici della Giunta regionale che sottendevano alla gestione di questa “cupola”, con lo scopo di controllare il territorio servendosi delle nomine e degli appalti nella sanità, per allargare il loro consenso elettorale. All’assessore Fiore che negava l’esistenza di una “cupola mafiosa”, e che interpretava i fatti accaduti come singoli “fenomeni distorsivi” ed estranei ad “un unico disegno criminoso”, sempre il Procuratore capo di Bari replicava: “La sanità pugliese e' stata gestita da un sistema criminale che ha controllato gli appalti, le nomine dei primari e gli accreditamenti delle strutture sanitarie da parte della Regione Puglia”. Nel frattempo, il Vice di Vendola, il dalemiano di ferro Frisullo, veniva arrestato, sommerso da accuse di tangenti pagate in danaro e in natura. A suo carico emergevano meschini casi di ricatti sessuali a danno di giovani mamme bisognose e poi donnine, consulenze, sperperi e uno sfacelo morale indicibile, con la Regione trasformata in un postribolo. Vendola solo a quel punto si precipitava a sostituire ben 5 assessori, facendosene persino vanto. Ma lui, il poeta, non dava mostra di sentire su di se alcuna responsabilità politica guardandosi bene dal dimettersi. Di quali garanzie allora parlava, se neanche dinanzi a tanto degrado mostrava di avvertire la gravità di quanto era accaduto? Le ipotesi di reato si sono così allargate ad altri protagonisti, sono emersi i contenuti di alcune intercettazioni che coinvolgevano direttamente il governatore pugliese. In Regione c’era fermento per le candidature alla presidenza, in vista delle elezioni. Il centrodestra pugliese era spaccato. L’Udc era ostile al centrodestra, con Casini che giocava a spaccare sostenendo la Poli Bortone. Anche nella sinistra era in corso un braccio di ferro. Il PD, fiutando la vittoria, grazie alle divisioni degli avversari, voleva liberarsi di Vendola, indisponibile, però, a fare un passo indietro. In questo clima il governatore, soprattutto a beneficio del clamore mediatico, scriveva una lettera al pm Di Geronimo rivendicando il suo status di politico “puro”. Una lettera che dava più l’idea dell’intimidazione che non quella del sereno chiarimento delle sue responsabilità, scritta con arroganza, con toni piccati e con odiosi riferimenti personali al magistrato. Vendola, però, non è Berlusconi. Il politicamente corretto vuole che a lui tutto sia concesso, anche di provare a intimidire un magistrato. L’uomo con l’orecchino esce così vittorioso persino dal procedimento a tutela del magistrato aperto dal Csm e, dopo aver stravinto le primarie, soprattutto contro D’Alema e Bersani, prima che contro il suo contendente Boccia, esce vittorioso anche nella competizione regionale, grazie ad un favorevole vento di maestrale mediatico che gli spazza via ogni nuvola, e grazie soprattutto alla divisione dei suoi avversari. Vince in Puglia, mentre la sinistra perde in tutta l’Italia. E nasce così un eroe.Il resto della vicenda è contenuto nella richiesta della magistratura barese di arresto per Tedesco, nel frattempo entrato in Senato come primo dei non eletti, dopo che il PD pugliese, sostenuto da influenti leader nazionali, ha voluto, guarda caso, far candidare ed eleggere al Parlamento Europeo l’ex Ministro De Castro, già senatore eletto in Puglia. La richiesta di arresto è arrivata dopo due anni dalle sue dimissioni da assessore. E’ arrivata in contemporanea, benché i due procedimenti fossero separati e i magistrati (pm e gip) diversi, all’archiviazione delle ipotesi di reato a carico di Vendola. Una disposizione che ha lasciato più di un dubbio e che è giunta dopo 11 mesi di gestazione. Altri dubbi sono sorti dalla constatazione che, in due anni, nessun magistrato abbia mai avvertito la necessità di ascoltare Tedesco. L’ex assessore è stato interrogato solo dopo l’archiviazione delle ipotesi di reato contro Vendola. Eppure Tedesco aveva sempre sostenuto di aver sempre informato Vendola di tutto e che, pertanto, in caso dell’esistenza di un reato, il governatore ne sarebbe stato partecipe.L’autorizzazione all’arresto è ora al vaglio della Giunta per le immunità del Senato che è in procinto di dare il suo parere per poi passare il tutto all’esame dell’Aula. Difficilmente, però, la richiesta d’arresto sarà accolta, da ciò che si presume dalle posizioni sin qui espresse. Il gruppo Pdl, maggioritario in Senato, si è già dichiarato contrario: “Alla nostra coscienza ripugna - è scritto nel documento del Pdl - solo il pensiero di poter autorizzare la limitazione delle libertà personali per calcolo politico. Ciò non può esimerci però dal denunziare come dalla lettura degli atti emerga lo spaccato di un sistema sanitario pugliese profondamente distorto, praticamente marcio di fronte al quale i referenti politici, uomini e partiti della maggioranza di sinistra e in primis colui che tutti li rappresenta, il Presidente della Regione Vendola, continuano a far finta di niente”. Basterà ora qualche assenza e qualche voto favorevole del PD per respingere la richiesta di arresto. Tedesco sarà salvato dalla coerenza dei suoi avversari politici, mentre gli sarà più difficile ottenere la solidarietà del suo partito.In democrazia, però, non si possono avere dubbi sulla giustizia e non si può temere che le leggi e i provvedimenti giudiziari non siano uguali per tutti. Se capitasse, se ci fosse il pericolo di una giustizia con due pesi e due misure, dovremmo incominciare a temere per la democrazia. Non si possono selezionare i colpevoli e non sono ammissibili i capri espiatori, come non si può sottrarre al giudizio politico dei cittadini chi non è capace di garantire la gestione corretta della cosa pubblica. Non si possono coprire gli incapaci, e non si può tutelare chi si ritrae dall’assunzione delle proprie responsabilità.
Vito Schepisi


28 febbraio 2011

Il "Sottosistema" della Sanità in Puglia

La Giustizia in Italia non finisce mai di stupire. Anche questa volta reitera contraddizioni e semina perplessità. 
In Puglia c’è stata una gestione della sanità da raccapriccio. Si spera che le cose siano cambiate. La sanità è, infatti, collegata alla sofferenza e alle ansie d’intere famiglie, loro malgrado utenti dei servizi sanitari.
Nella gestione è emerso di tutto: dai conflitti sugli assetti del potere, alla droga, alle donnine, agli appalti. Sono state ipotizzate cupole di malaffare che, oltre a favorire amici e parenti e assegnare commesse, miravano al controllo politico del territorio con lo scopo di rafforzare elettoralmente gli uomini e i partiti che amministravano la Regione.
Questo quadro d’insieme emerso con chiarezza - a prescindere dai soggettivi coinvolgimenti di carattere penale, per i quali la magistratura è deputata a ricercare le responsabilità – e che ha visto diversi protagonisti intrecciarsi, in un gioco tutto politico, per la conquista di spazi e riferimenti personali, riconducibili alla mera gestione del potere, rischia di essere svuotato della sua gravità da una Giustizia che nei fatti si spacca e si contraddice.
Un quadro giuridico che induce a pensare che possa finire con un nulla di fatto, per buona pace di chi invece paga. E paga sempre. Spariscono concussione e associazione a delinquere, ad esempio, ed esce di scena dall’interesse giudiziario il maggior responsabile di un quadro politico desolante. È stato miserevolmente manipolato e usato a fini diversi dalla sua funzione d’indispensabile servizio ciò che doveva essere il fiore all’occhiello del Tacco d’Italia per una promessa, fatta dal leader di Sinistra e Libertà nel 2005, di una Puglia migliore.
La sanità pugliese, con Vendola, è diventata invece un “sottosistema” di potere e di pratiche clientelari: un crocevia tra malaffare e bolgia dantesca che ancor oggi inquieta la parte più debole della popolazione pugliese.
Ci si chiede, ora, come il Senato possa, ad esempio, concedere l’autorizzazione all’arresto di Alberto Tedesco, se due magistrati diversi, dell’Ufficio del Gip del Tribunale di Bari, hanno emesso, nel giro di 24 ore, due provvedimenti di segno opposto che finiscono col rendere sia l’uno, che l’altro, meno verosimili e più contraddittori. 
Una giustizia disuguale, infatti, non è mai vera giustizia. Una richiesta d’arresto, inoltre, che, a due anni dall’avvio dell’inchiesta e dalle dimissioni dell’allora assessore alla sanità, appare oggi poco comprensibile per non essere riferibile né al pericolo di fuga, né al possibile inquinamento delle prove e neanche alla possibilità della reiterazione dei reati, ipotesi su cui, invece, sembra propendere il Gip. E’ sconcertante, però, una Giustizia che si muove con passo diverso, lasciando sempre ampie zone d’ombra e una scia d’incertezze e di dubbi.
Torniamo, però, alla Puglia. Interessa di più di una Giustizia afflitta da spazi di faziosità e da eccessi di protagonismo politico. Se la Giustizia, infatti, non riesce a fare chiarezza, si può provare a comprendere di più ricorrendo ai fatti. E partendo da questi ci si distingue anche nel metodo dai giustizialisti che, partendo invece dalla colpa, opacizzano la stessa chiarezza.
La sanità pugliese è in un mare di guai. I conti sono in profondo rosso e i servizi sono scadenti. Se fosse già in vigore la legge sul federalismo fiscale, Vendola decadrebbe da Governatore per il mancato rispetto del patto di stabilità e per gli aumenti di tasse e ticket, senza la fornitura di maggiori servizi. 
Dal 2005, e cioè dai tempi in cui, come gli insorti parigini, ai tempi della Rivoluzione francese, con la presa della Bastiglia, Vendola ha espugnato il Palazzo dell’Estramurale Capruzzi, le cose sono andate di male, in peggio. 
La sanità che doveva essere il fiore all’occhiello della Puglia migliore, per essere stata al centro della campagna elettorale - tutta spesa contro il Piano sanitario di Fitto che prevedeva accorpamenti di strutture e chiusure di reparti ospedalieri - è diventata invece un terreno seminato di disservizi, di sprechi e d’imbrogli.
La magistratura già all’inizio dell’inchiesta nel 2009 aveva rilevato che “un pezzo delle nomine e degli appalti della sanità pugliese sia stato asservito agli interessi di una corrente di partito”, ipotizzando la presenza di cupole politiche inseritesi con lo scopo di controllare e rafforzare la propria posizione sul territorio pugliese. 
«O Madonna santa, porca miseria – reagisce Vendola al telefono con Tedesco - la legge non la possiamo modificare?». Per questa frase Il Gip che ha chiesto l’arresto per Tedesco, nel provvedimento, ha scritto che Il Presidente della Regione Puglia, pur di spingere per la nomina a direttore generale di un suo protetto, pretendeva il cambiamento della legge per superare gli ostacoli della normativa in vigore. Questa, però, per l’altro Gip che ha archiviato la pratica Vendola, non è concussione.
Sulle nomine, scrive il Gip nell’ordinanza, vi è stata «la consapevolezza dei responsabili politici – di tutti i responsabili politici – di operare per fini di spartizione partitica e/o correntizia, riconoscendo al più ai propri dirigenti un limitato potere di proposta». 
Il Sindaco di Bari, Emiliano, al tempo segretario regionale del PD, intercettato mentre parla con l’assessore Tedesco, commentando le ventilate intenzioni di Vendola di sostituirlo all’Assessorato alla sanità pugliese, accenna espressamente all’esistenza di un sottosistema: “ … secondo me, questa è un’operazione tutta politica, perché lui (Vendola ndr.) dice: io, in questa maniera, mi impadronisco del sottosistema e, ovviamente nelle prossime elezioni, l’Assessorato anziché stare in mano al Pd sta in mano a me, questo è tutto il discorso... o quanto meno sta in mano ad una logica che è diversa da questa...( cioè in mano al PD con Tedesco - ndr.)”.
Già l’aver tollerato l’esistenza di un “sottosistema”, per gestire la sanità pugliese, richiederebbe un giudizio politico molto severo ma, riflettere poi sul fatto che i maggiori protagonisti delle vicende si siano potuti trarre fuori dalla responsabilità politica che invece appare evidente, sa proprio di beffa. I fatti, però, non sono finiti con gli episodi accennati e, malgrado D’Alema, profeta di scosse politiche in campo avversario, si sia sbracciato ad assicurare che “Il Pd non è un’associazione a delinquere”, sulla questione pugliese a tavolino c’è chi si è impegnato a trovare una soluzione.
Ad Alberto Tedesco, infatti, dopo neanche sei mesi dalle sue dimissioni da assessore, è arrivato un seggio al Senato. E’ bastato candidare e far eleggere Paolo De Castro, già Ministro di Prodi, al Parlamento Europeo, e farlo così sostituire dal primo dei non eletti per il PD, appunto Tedesco: un’operazione gestita tutta in Puglia, pur tra le perplessità manifestate da alcuni dirigenti nazionali del PD.
E’ la forza di un “sottosistema” politico che ha attraversato il mezzogiorno d’Italia e che in Puglia, grazie anche complicità di un sistema ancora partitocratico, non si riesce a spezzare.
Vito Schepisi

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