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illiberopensiero
di Vito Schepisi


Diario


4 aprile 2011

Il sottosistema di potere della sanità pugliese (I^ parte)

Nel 2009 era partita con l’ipotesi di associazione a delinquere. La Procura di Bari non aveva emesso ancora alcuna ordinanza, ma già nei primi giorni del febbraio del 2009 si conoscevano già i presunti imputati e le presunte imputazioni. Alla prima eco sui giornali locali, Alberto Tedesco, dopo un incontro con Vendola, motivandole con la volontà di non creare difficoltà alla Giunta, rassegnava le dimissioni da assessore e veniva prontamente sostituito da Tommaso Fiore.
I filoni d’indagine si sono subito moltiplicati: emergeva Tarantini e le sue forniture di protesi. S’è parlato di scosse ed è arrivata la D’Addario. Era tanto forte la preoccupazione di un ciclone giudiziario che potesse coinvolgere il “sottosistema” di potere pugliese (la sanità pugliese gestisce circa il 75% delle risorse economiche della Regione) che ci è stato chi ha pensato di ricorrere a manovre dispersive. Serviva un qualcosa che distraesse l’attenzione da quello che poteva rivelarsi come uno degli scandali più cinici e deprimenti d’Italia. Appalti, rifiuti speciali, nomine clientelari, denaro, controllo politico del territorio, lotte di potere, spartizioni, sprechi, donnine, corruzione, spregiudicati avventurieri, droga. C’era di tutto e qualcuno ha ben pensato di innalzare barriere di fumo, per distogliere l’eccessiva attenzione.
In Italia è facile. E’ sufficiente fare quel nome che è sempre sulla bocca di tutti e il gioco è presto fatto. La scossa è così partita, e col sospetto che sia nata addirittura in Procura. Un capitolo della serie: come trasformare un evento negativo in un vantaggio politico per la sinistra? Nel 2009, in primavera, c’erano le elezioni europee e un importante impegno elettorale amministrativo, e Berlusconi stava vincendo, una dopo l’altra, tutte le tornate elettorali. A Bari, ad esempio, il sindaco Michele Emiliano, segretario regionale PD, uomo di D’Alema e protagonista in Città di un vero vuoto amministrativo, rischiava la poltrona.
Dall’inchiesta, come da un cilindro di un prestigiatore, la scossa si materializzava così in Silvio Berlusconi. Il Premier in Sardegna aveva conosciuto Giampaolo Tarantini, scaltro e funambolico fornitore di protesi sanitarie. Con l’imprenditore pugliese era stato mantenuto un rapporto di frequentazione di vita mondana, un rapporto che niente aveva a che fare con gli affari e con la sanità pugliese. L’imprenditore si accompagnava a giovani e attraenti ragazze, tra cui la D’Addario, escort di professione col “pallino” d’incastrare. Tanto è bastato per aprire un altro capitolo di gossip e distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica.
Tarantini e la D’Addario, accostati a Berlusconi, subito occupavano per settimane i titoli di testa su tutti i quotidiani. Un piccolo corruttore e fornitore di protesi sanitarie, con pochi milioni di fatturato annuo, e una escort, fornita di registratore tascabile, usati per oscurare l’inquietante scandalo della sanità pugliese: una cortina di fumo innalzata avanti ad un servizio da terzo mondo, con episodi di malasanità e con l’accumulo di due miliardi di debiti; un vero colpo da teatro per sceneggiare un diversivo e per nascondere una realtà agghiacciante sulla gestione del potere in Puglia.
Il Sindaco di Bari Michele Emiliano, a quel tempo segretario regionale del PD, intercettato in una telefonata con Tedesco, aveva definito la sanità pugliese un “sottosistema” di potere per la gestione politica del territorio. Mazzette e sesso tra bisturi e garze. Clientele e voti tra analisi cliniche e nomine di primari. Patti scellerati del tipo: io ti nomino a capo di una Asl e tu mi organizzi una rete di clientele e di voti.
Anche una parte della magistratura barese ha indugiato su questo filone d’indagine, fino al crearsi di fazioni all’interno della stessa procura. Solo con l’insediamento a Bari del nuovo procuratore capo, il diversivo Berlusconi veniva definitivamente abbandonato, per l’inesistenza di una qualsiasi ipotesi di reato, ma il danno era già stato fatto e l’effetto era già stato ottenuto.
Alcuni giornali e conduttori tv sono andati in visibilio: non aspettavano altro. Santoro si scatenava in tv, invitava la D’Addario in trasmissione, facendola apparire come una povera vittima, quasi una rediviva Santa Maria Goretti. Il pettegolezzo aveva la meglio. Spuntavano il lettone di Putin, le foto dei bagni di Palazzo Grazioli, le registrazioni, le intercettazioni, i verbali e persino un fantomatico sistema a stantuffo atto a sostituire la naturale erezione. Il gossip è andato avanti per mesi e, per tutto questo tempo, la cattiva gestione della sanità pugliese, i reati di associazione a delinquere, di concussione, di corruzione e di turbativa d’asta passavano in cavalleria, mentre  la D’Addario diventava una diva in tournée per l’Italia, persino autrice di un libro dal titolo felliniano: “Gradisca Presidente”.
Nessuno che, invece, si fosse soffermato su alcune semplici riflessioni:
1)     Tedesco era l’uomo meno adatto a quell’assessorato, le società dei suoi figli, infatti, fornivano protesi sanitarie, e la Regione era tra gli acquirenti quasi esclusivi, ma Vendola l’aveva voluto a quell’assessorato con ostinazione;
2)     il Governatore pugliese sapeva benissimo tutto ciò che succedeva in Regione;
3)     c’era stata una presa di posizione dell’Idv sull’evidente conflitto d’interessi e il Governatore aveva garantito per Tedesco.
Ma garantito cosa?
(continua)
Vito Schepisi


16 febbraio 2011

La Sanità in Puglia è senza speranze

Se siamo nel campo della medicina, possiamo tranquillamente affermare che dinanzi ad una prognosi preoccupante, per la quale necessiterebbe un urgente e radicale intervento chirurgico, pensare di risolvere parzialmente il problema può essere controproducente e anche pericoloso.
Ebbene è ciò che è accaduto alla sanità pugliese. Dinanzi a segnali di pericolo e dinanzi a forme di gestione in cui emergevano collegamenti e commistioni tra affari, malavita e politica, non si poteva solo cambiare qualche assessore e far dimettere il Vice Presidente della Regione. Doveva dimettersi tutta la Giunta regionale per quanto gravi le accuse (tangenti, protesi impiantate senza bisogno, ricatti sessuali, cupole criminali, controllo politico del territorio e poi ancora droga, alcove e donnine usate come benefit). 
Gli assessori e il Vice Presidente rimossi, rappresentavano il partito di riferimento (PD) su cui il governo regionale traeva la forza numerica per reggersi. Tutta la classe dirigente del PD pugliese andava rimossa: dal suo segretario regionale, il sindaco di Bari Emiliano, in poi. 
Non si può essere responsabili politici di un partito e sentirsi in libera uscita al momento opportuno. 
Il PD stesso ha sbagliato a non chiedere le dimissioni dell’intera giunta, comprese quelle del Presidente ed a non azzerare la sua classe dirigente pugliese. Alla fine Vendola è stato l’unico che ne è uscito indenne, rivoltando tutto a suo vantaggio, come chi ha avuto il coraggio di fare piazza pulita: ha avuto, infatti, l’astuzia di capovolgere a suo favore una situazione insostenibile, in cui bande di malavita politica e comune, si sono trovati a gestire la sanità e ad esercitare un controllo politico e clientelare del territorio. 
Se non c’è responsabilità penale, non è detto che non ci sia responsabilità politica.
A Vendola, nella scorsa legislatura, si dovevano chiedere le dimissioni per responsabilità oggettiva di un fallimento politico nel più qualificante e delicato settore della politica amministrativa della Regione. Principalmente per la sanità, il Governatore pugliese aveva promesso di mostrare ai suoi corregionali una Puglia diversa. L’allora esponente di Rifondazione Comunista, nel 2005, aveva cavalcato l’opposizione al piano ospedaliero del Governatore uscente Fitto, partendo dalle “barricate” sulla chiusura del reparto di Ginecologia presso l’Ospedale di Terlizzi. E quest’ultimo è il comune del barese in cui è nato e risiede il fondatore e leader di Sinistra e Libertà.
Vendola nel 2005 aveva promesso di stracciare il piano sanitario di Fitto, facendo esplodere il campanilismo di molti comuni pugliesi. Il reparto di Ostetricia e Ginecologia a Terlizzi, però, non è stato più riaperto e l’attuale assessore alla sanità, Fiore, nell’ottobre del 2010 si è trovato a fronteggiare la stizza del sindaco di che si è detto “sconcertato dal tenore delle risposte dell’assessore Fiore al consiglio comunale di Terlizzi”. 
La solita storia italiana, ma perseverare qualche volta deve essere una colpa. 
Nella scorsa legislatura regionale sono emerse le perdite della sanità con cifre che si avvicinavano ai nove zeri. Una gestione che alla ribalta saliva non solo per le vicende già dette, ma anche per i tanti episodi di malasanità e di carenze, per i ritardi e le liste di attesa, per i reparti fatiscenti, per gli abusi, le malversazioni, gli interessi privati e per lo sconcerto degli utenti, degli anziani e dei malati. Non sono servite le forbici sui farmaci gratuiti, né l’aumento dei ticket e neanche le maggiorazioni ai contribuenti pugliesi sui redditi e sui carburanti, riscaldamento compreso, per il 2010 le perdite della sanità pugliese si vanno ad attestare sui 600 milioni di euro, il doppio di quanto previsto inizialmente dal suo assessore. 
Nel 2010, per la sanità, lo Stato ha girato all’amministrazione regionale il 3% in più fondi, ma non sono bastati a ricondurla al contenimento delle perdite. La regione, inoltre, ha anche un debito accumulato e non risanato di 683 milioni. La Puglia è monitorata dal Ministero dell’Economia, quello di Tremonti che ha già definito “cialtrone” il governatore pugliese, sebbene per un’altra vicenda (mancato utilizzo dei fondi europei per lo sviluppo). Se non sarà possibile ridurre le spese sui costi, la Puglia dovrà ridurre i servizi resi, e a farne le spese saranno i cittadini pugliesi. 
Evviva la Puglia migliore!
Vito Schepisi


25 novembre 2009

Soppressione fisica o golpe giudiziario?

Pensiamo, in modo del tutto teorico, che una organizzazione interna alla magistratura che chiamerei “brigata democratica per la legalità rivoluzionaria e popolare”  voglia sovvertire le istituzioni democratiche del Paese. Pensiamo anche che in Italia ci sia un clima politico in cui le vecchie parole d’ordine, tipo: fronte democratico ed antifascista, arco costituzionale, popolo dei lavoratori, masse operaie, lotta proletaria, sinistra unita, destra reazionaria, etc.etc. abbiano perso effetto attrattivo e che non funzionino più.
Per avventura pensiamo anche che ci sia un gruppo editoriale con ramificazioni nel mondo industriale, finanziario e bancario che riesca a coinvolgere settori molto ampi della società italiana tra cui intere categorie sindacali, rami di quelle industriali, rampanti intellettuali, ordini professionali ed una parte del Parlamento dove siedono uomini che senza il sostegno di questo gruppo farebbero un altro mestiere.
Pensiamo tutto questo come se fosse già una realtà in corso, e pensiamolo supponendo che ci sia una sinistra, dai tratti di provenienza ideologica massimalista. Una sinistra che non faccia più presa sul suo elettorato, stanco per le tante delusioni ricevute,  per aver destato sospetti su inganni e falsità spacciate nel passato come verità rivelate, per aver seminato nel Paese: amministrazioni inefficienti; uomini sorpresi con le mani nei contenitori della farina pubblica; arroganza; privilegi e sacche di inefficienza; abusi di potere; malversazioni, protervia e ricatti sessuali, come in Puglia;  moralismi bacchettoni, fino alla pretesa di voler spiare dal buco della serratura dei cittadini per stabilire la legittimità degli stessi ad avere una propria attività sessuale.
Una sinistra affetta dal vizio dei due pesi e delle due misure nella valutazione della questione morale.
Pensiamo alla presenza di una sinistra che ha mantenuto l’incarico assessorile alla sanità ad un suo uomo, in evidente conflitto d’interessi, come fornitore per società di famiglia di articoli sanitari, il cui operato è stato considerato dalla magistratura inquirente come quello di referente di una “cupola” criminale dedita al profitto ed al controllo politico del territorio. Un assessore a cui è stata garantita l’immunità all’arresto consentendogli di entrare in Senato, come primo dei non eletti,  dopo aver fatto eleggere al Parlamento Europeo un senatore eletto nella sua regione, per fargli spazio.
Pensiamo ad un Consiglio di Ministri che viene rappresentato come un esecutivo che sbaglia sempre e comunque, sia che si interessi di sicurezza, sia di interventi nelle emergenze, sia di scuola, sia di giustizia, sia che pensi ad un piano di opere pubbliche o alla moralizzazione del pubblico impiego, sia che provi a mettere sotto controllo l’immigrazione clandestina, sia sulle misure economiche. Ha persino la responsabilità di non essere un esecutivo di sinistra (Martin Schulz) per poter legittimamente proporre la candidatura di D’Alema a ministro degli esteri europeo.
Pensiamo, sempre in modo del tutto teorico, che non siano servite a ribaltare la convinzione degli elettori tutta una serie di aggressioni politiche, di minacce giudiziarie, di trasmissioni televisive orientate, di produzione di satira, di dossier, di pentiti di mafia, di ricostruzioni criminali al limite della farsa, di un utilizzo incredibile per sfrontatezza di tutto il codice penale, dalla prima all’ultima pagina, per accusare Berlusconi di tutti i reati previsti: dal furto della gallina del vicino, al delitto a mezzo sicario per futili motivi; dalla violenza carnale, allo sfruttamento della prostituzione; dalla tratte delle bianche, allo spaccio di droga; dall’associazione mafiosa, alla rapina delle vecchiette fuori dall’ufficio postale.
Berlusconi il grande corruttore, l’unico responsabile di tutti i guai del Paese, il caimano, il grande vecchio, quello che ha disseminato la spazzatura nelle strade di Napoli e che ha fatto tremare l’Abruzzo, quello che ha portato al tracollo Alitalia, che ha mortificato il mezzogiorno assorbendo per decenni risorse sparite nel nulla, che ha dissestato il territorio, che ha messo le bombe, che ha fatto saltare i treni, che ha pensato le stragi, e tra queste mettiamoci anche quelle del sabato sera.
Pensiamo, in modo del tutto teorico, che per riprendere a fare i propri comodi ed a saccheggiare il paese, la sinistra abbia realizzato la convinzione che l’unico metodo sia quello di sopprimere Berlusconi e che, non potendolo fare attraverso leggi liberticide, come quella di impedirgli di candidarsi, anche perché non avrebbe i numeri per farlo, stia meditando due diverse opportunità: la sua soppressione fisica o la sua soppressione giuridica.
Supponiamo che sia anche ciò che la cronaca quotidiana ci racconta!
Vito Schepisi


9 settembre 2009

La Puglia non ha bisogno di Vendola

 

La questione della Sanità pugliese ha tutto l’aspetto di uno scandalo annunciato. La storia di un Assessore alla Sanità con interessi familiari nel campo delle forniture delle protesi sanitarie era un fatto conosciuto da tutti in Puglia.
Tutti sapevano, ma se la voce del popolo, priva di atti concreti, non ha da sola valore probante c’è da dire che non c’era solo la voce del popolo. La pistola fumante era ben radicata negli atti dell’Istituto regionale, quando sia la maggioranza che l’opposizione, in più occasioni, avevano fatto emergere il pericolo del possibile conflitto di interessi.
Il Presidente della Regione, però, ha fatto di tutto, per tenere in piedi la sua baracca. Si è persino speso per ribadire la fiducia a tutti gli uomini della sua Giunta. Tutto! Meno che prendere atto di ciò che accedeva. Si è comportato come uno struzzo con la testa nella sabbia.
Per la sanità in Puglia si è costituito un intreccio di interessi e di prevaricazioni. I media oramai parlano di “cupola” e la Procura di Bari paventa ipotesi di reato gravissimi. Sono emersi episodi di corruzione e di gestione clientelare.
I danni economici per i pugliesi sono enormi. C’è un buco economico nella gestione che supera il miliardo di Euro. I pugliesi di converso pagano addizionali irpef regionali al massimo ed i ticket sono richiesti anche per patologie gravi ed invalidanti, benché in agosto sia stato approvato un decreto che garantisce l’esenzione agli immigrati irregolari.
Al filone sanità si collegano altri abusi da cui emergono sintomi di arrogante gestione. Sono state usate donne in carriera, escort e mamme bisognose di lavoro come merce scambio per favori, per appalti e per il tipico esercizio autoritario di chi intende il mandato politico come una licenza di prevaricazione e di reiterato ricorso ai propri interessi personali.
Si è coinvolto l’Ente in pratiche di squallido maschilismo, svilendo le funzioni amministrative della Regione all’edonismo più bieco e più vile.
Tutto questo non può non avere un limite nella responsabilità di chi ha avuto il mandato popolare di guidare l’Amministrazione Regionale. E questo limite sembra ampiamente superato. Sono 4 anni e mezzo che il Presidente Vendola si è mostrato interessato più ai 40.000 voti sul territorio di Bari, attribuiti a Tedesco, che agli interessi dei pugliesi, senza che mai gli sia balzata la curiosità di capire e spiegarsi l’origine di quel serbatoio di voti. Il Governatore pugliese, al contrario, si è cimentato a diffondere prediche sulla moralità degli altri. Ha vantato per se esempi di virtù e di profonda tensione morale. Ha diffuso parole di trasparenza e di sostegno alla gente nel bisogno. Ha invocato il bisturi per tagliare la corruzione e per estirpare ogni male. Un Giano bifronte confuso dalle sue stesse due facce.
E’ ora, però, che tragga le sue conclusioni e si dimetta, invece di pensare d’inventarsi nuovi percorsi politici, rispolverando formule trasformiste ed invocando le tradizioni pugliesi di laboratorio politico.
La Puglia avrebbe bisogno di uomini concreti che facciano precedere i comportamenti adeguati alle fantasie parolaie. Ha bisogno di razionalizzare le risorse economiche per l’integrazione del suo territorio. Ha bisogno di rilancio produttivo e di impulso all’artigianato, all’agricoltura ed alle produzioni tipiche.
La Puglia ha bisogno di una politica del turismo intelligente. Ha bisogno di investire, più che nelle spese improduttive e nei costi elefantiaci di gestione, nello sviluppo, nel terziario, nella valorizzazione della sua cultura e della sua storia, nel restauro e nella conservazione dei suoi insediamenti artistici, nei suoi borghi, nei tipici percorsi urbani di una cultura antica ma viva, nella valorizzazione dei doni ricevuti dalla natura fatti di angoli di bellezza unica ed inimitabile.
La Puglia ha bisogno di investire nei servizi.
Non ha bisogno del primato per il governatore più pagato d’Italia, ma di uomini diversi dagli abili e retorici cucitori di abiti politici ormai in disuso.
La Puglia non ha bisogno di Vendola.
Vito Schepisi

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